Molfetta

Molfetta

Molfetta è un comune italiano di 60.159 abitanti della provincia di Bari, in Puglia. È il comune non capoluogo più popoloso a nord di Bari. La città, che sorge 25 km a nord-ovest di Bari, sulla costa del mare Adriatico, ha sempre avuto un rapporto simbiotico con il mare.
Il nucleo antico detto Isola di Sant'Andrea forma il primo nucleo urbano attorno al III secolo ed è caratterizzato da una singolare pianta a spina di pesce: qui sorge il Duomo di San Corrado,
originariamente dedicato a Maria SS. Assunta in Cielo, è situato ai margini dell'antico borgo di Molfetta, di fronte al porto.
Costruito fra il 1150 e la fine del 1200, costituisce un singolare esempio dell'architettura romanico-pugliese. Essa è infatti la maggiore delle chiese romaniche con la navata centrale coperta a cupole in asse (tre, nel caso specifico). Sempre nel centro antico è situata la barocca Chiesa di San Pietro eretta su una precedente chiesa romanica. Subito fuori dalle mura sorge la grandiosa Cattedrale intitolata all'Assunta, ex convento dei Gesuiti,argento e oro di scuola napoletana. Nei pressi della cattedrale sorge la chiesa del Purgatorio, e, sempre lungo lo stesso asse viario del cosiddetto "borgo" (oggi Via Dante), ma più spostate verso la antica Porta principale del centro storico (quella che si apriva su Via Piazza) sono quelle dedicate alla Santissima Trinità, detta Sant'Anna e al protomartire Santo Stefano, luoghi di profonda religiosità in particolari periodi dell'anno. Poco più distante da queste, in direzione di uscita, verso Bisceglie, dalla Molfetta storica, sorge la chiesa di San Domenico, con annesso convento, oggi riadattato a contenitore culturale (biblioteca, museo e sala conferenze) col nome, ripreso dai documenti d'archivio, di Fabbrica di San Domenico.
Altro luogo interessante è il cosiddetto Calvario, un tempietto gotico in pietra calcarea, costruito nel 1856 su progetto dell'architetto De Judicibus. A circa 2 km dalla città, in direzione di Bisceglie si trova la basilica-santuario della Madonna dei Martiri. L'impianto attuale della chiesa insiste
parzialmente sulla vecchia chiesa dell'XI secolo, di cui resta solo una cupola e la struttura sottostante, dove oggi sorge l'altare. La Chiesa, proclamata Basilica Pontificia Minore nel 1987, accoglie al suo interno pregevoli dipinti tra i quali encomiabile un'immagine della Madonna dei Martiri, trasportata dai Crociati nel 1188, particolarmente cara ai molfettesi, in special modo ai marinai. Su un fianco della chiesa è addossato l'Ospedaletto dei Crociati, sempre dell'XI secolo, unico superstite dei due presenti nel complesso della Madonna dei Martiri dopo le ristrutturazioni ottocentesche.
Edificio di estrema importanza è altresì Palazzo Giovene, cinquecentesco edificio oggi sede dell'amministrazione comunale. Edificato dalla famiglia "de Luca" passò poi al casato degli "Esperti" che nel 1772 lo cedette ai "Giovene".
Il palazzo ospita, oltre la sede del Consiglio Comunale, anche, nel piano interrato, una Galleria di Arte Contemporanea dove sono conservate opere di importanti artisti locali
Di grande rilevanza storica, culturale ed economica dell'hinterland molfettese, sono state nel Medioevo e all'incirca fino al XVIII secolo le torri di avvistamento disseminate nel territorio rurale di Molfetta e raggruppate lungo tre immaginarie direttrici che sono Molfetta-Bitonto, Molfetta-Terlizzi e Molfetta-Ruvo-Corato. Tra le più importanti ricordiamo, Torre Calderina o Torre del Porto di San Giacomo, torre costiera del XVI secolo, si erge a picco sul mare (su uno spuntone di costa rocciosa oggi in erosione) l'unica torre di avvistamento chiamata particolarmente importante in quanto posizionata in un luogo strategico poiché da essa era possibile il collegamento visivo con il Castel del Monte. Oggi, questa torre si trova al centro dell'omonima area protetta, proposta come SIC (cioè Sito di Importanza Comunitaria) dalla Unione europea. Sulla SS. 16 è collocata la struttura conosciuta con il nome di Torre della Cera, realizzata nel 1770 per conto del nobile Pietro Gadaleta alias "della Cera". Altre strutture adibite a posti di osservazione (avvistamento), inserite nel tessuto urbano, erano: una delle due torri del Duomo (Vecchia Cattedrale) e il Torrione detto del mare che passa, noto come Torrione Passari. Il Torrione Passari, in realtà, era un elemento della cintura difensiva della città.
Di particolare interesse è a Molfetta il cosiddetto Pulo, sprofondamento carsico a pianta sub-circolare, con diametro variabile tra un minimo di 170 a un massimo di circa 180 metri, un perimetro che supera i 500 metri e una profondità intorno ai 30 metri nel punto di maggior dislivello. Sul bordo superiore sono stati ritrovati i resti di un villaggio neolitico: da questa località provengono reperti, soprattutto vasi e strumenti rudimentali neolitici e anche resti umani risalenti a età della pietra precedenti, e anche alla (successiva) età del bronzo. In particolare il Pulo di Molfetta si differenzia dagli altri per essere una dolina a pozzo a causa delle pareti strapiombanti su praticamente tutto il contorno, e di crollo, in relazione al fatto di essersi originata dal collasso o della volta di una unica grande grotta sotterranea o, come più probabile, di più cunicoli e cavità facenti parte di più pozzi carsici contigui (detti polje), con crolli che si sono succeduti scaglionandosi nel tempo.
Le pareti del Pulo sono costellate da numerose grotte, che si sviluppano anche su più livelli (fino a quattro come nella "grotta del Pilastro"), e cunicoli spesso intercomunicanti che denotano l'intensa attività carsica di cui sono state protagoniste insieme al potente acquifero di cui verosimilmente facevano parte.
Il Museo-Pinacoteca di Molfetta è situato nei locali del Seminario Vescovile, nel centro storico della città. Il museo ospita reperti provenienti da varie campagne di scavo effettuate sull'onda degli "entusiasmi ottocenteschi", nel Pulo di Molfetta e in altri siti archeologici circostanti. Nel giugno 2009 si sono conclusi i lunghi lavori di restauro che hanno adeguato il museo alle più moderne teorie museografiche e museotecniche, hanno permesso l'ampliamento dei locali ospitando le oltre 200 opere provenienti da molte chiese dei quattro paesi della diocesi (Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo) e la monumentale biblioteca dell'inizio del XIX secolo con oltre 47.000 volumi del XV - XVIII secolo.
La gastronomia molfettese è molto vasta, comprende piatti semplici, rustici, e piatti più raffinati, atti a conquistare l'interesse e il piacere dei buongustai. Essendo Molfetta una città marittima, i piatti tradizionali Molfettesi non possono che essere a base di pesce; tra questi ricordiamo il famoso "ci(e)mbott(e)" che consiste in una zuppa di pesce fresco di scoglio cotto in acqua aggiunta a un soffritto di pomodori freschi, aglio e prezzemolo in olio extravergine d'oliva.

Consuetudine alimentare dei molfettesi, è mangiare sia frutti di mare (dai ricci alle cozze, dalle capesante alle ostriche, dai taratuffi alle cozze pelose, ecc.) che pesce crudo. Alici crude intere (quelle più minuscole) o spinate (talvolta marinate mettendole a macerare in olio e limone), le "am(e)rosche" (piccolissimi pesciolini, poco più che avannotti), le "agh(e)stenèdde" (triglie di piccolissima taglia, dette così perché si pescavano tra la fine di agosto e la metà di settembre), "al(e)cedd(e)" e "sarachedd(e)" (alici e salacchine), "pulp' a' tenèri(e)dde" (piccoli polpi che vengono inteneriti arricciandoli a mano) e infine "salìp(e)ce" (piccoli gamberetti) sono tutti usualmente consumati senza cottura.

Tra i primi piatti caratteristici troviamo gli "strascenète" (orecchiette), pasta a base di semola, che vengono principalmente preparate con cime di rapa o al ragù di maiale.

Un piatto che si ritrova esclusivamente nella tradizione molfettese, quasi totalmente sconosciuto persino nei paesi viciniori è "u' calzòene". La sua preparazione è particolarmente lunga e va fatta con ingredienti ben precisi, per rispettare l'originale ricetta. Consiste sostanzialmente in una focaccia ripiena. Al suo interno si trova di solito: merluzzo fritto e sbriciolato (il merluzzo usato è di taglia più grande di quello solitamente consumato, ed è detto in gergo "nùzze stùbete"), cipolle bianche tagliate molto sottili e stufate assieme a cavolfiori, olive denocciolate (solitamente si usano le cosiddette "pasòele") e un cucchiaino di ricotta forte (in gergo chiamata "recòtt'a'scquènde").

L'economia molfettese si basa prevalentemente sull'attività peschereccia, oggi in difficoltà per le mutate condizioni socio-economiche, e su un'industria ben sviluppata nei settori metalmeccanico, cantieristico, alimentare, tessile, del legno, della pelle e del cuoio, dei materiali da costruzione.

Preminenti sono le attività produttive del porto che vedono la compresenza di quattro settori: peschereccio, cantieristica, commerciale e nautica da diporto. Di questi, il peschereccio è stato storicamente trainante e correlato in maniera integrata con la cantieristica e la commercializzazione del pescato (all'ingrosso e al dettaglio). La pesca ha sempre costituito una valvola di sfogo per la manodopera cittadina e spesso accadeva che il pescatore avesse anche il suo appezzamento di terreno da coltivare per arrotondare il reddito.

Fiore all’occhiello dell’agricoltura molfettese è l'olio di oliva: in questo settore infatti oltre agli oleifici ci sono anche esempi di produzioni biologiche certificate. Stesso discorso per quanto riguarda il settore floricolo, che vanta una delle più grosse aziende del Mezzogiorno, oltre a varie coltivazioni minori.

Il settore primario è, però, destinato ad assumere maggiore importanza in coincidenza con l'apertura del nuovo mercato ortofrutticolo che sarà il secondo del Mezzogiorno per estensione.

Il futuro dell'economia molfettese è oggi affidato allo sviluppo industriale (nel settore della meccanica ci sono già interessanti investimenti) sia per la possibilità di produrre nuova occupazione, sia per l'occasione di impiegare gradi risorse umane e finanziarie presenti sul territorio.

Importante per l’economia molfettese risulta oggi il forte incremento industriale sia per la possibilità di produrre nuova occupazione, sia per l'occasione di impiegare risorse umane e finanziarie presenti a diversi gradi sul territorio. Dal 2009 Molfetta è sede dell'unico Parco divertimenti del sud Italia "Miragica Terra dei Giganti". Il Parco è dotato di punti ristoro e ristoranti veri e propri, di chioschi dove si vendono zucchero filato e mele carammelate , di un' infermeria e di due negozi di souvenir. Oltre al Parco di Miragica troviamo nelle vicinanze la Città della Moda (o Molfetta Outlet o, ancora, cosiddetto Fashion District) e il recentissimo Centro Commerciale Ipercoop-Mongolfiera.

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